nuovo milan cinese

Il nuovo Milan cinese sembra tornato ai primi anni di Berlusconi

Era dai primi anni della gestione Berlusconi che il calcio mercato rossonero non vedeva una campagna acquisti così fruttuosa e ricca. Musacchio, Ricardo Rodriguez, Kessie, André Silva, Borini, Calhanoglu, Conti, Bonucci e Biglia. Nove colpi, per una rivoluzione totale. In neanche tre mesi la nuova proprietà cinese del Milan ha completamente ribaltato lo scenario grigio dell’ultimo lustro, cancellando i dubbi e le perplessità che avevano accompagnato la lunga strada verso il closing.

La nuova dirigenza cinese ha, in sole sette settimane, investito circa 208 milioni di euro per rinforzare la rosa dei leoni che nella prossima stagione avranno l’onere di riportare ai fasti di un tempo una squadra che già da troppo naviga in maniera stantia a metà classifica. Un mercato del genere, in Serie A, non si ricordava nell’ultimo decennio. Solo la Juventus, con gli acquisti di Benatia, Dani Alves, Pjanic, Cuadrado, Higuain e Pjaca, lo scorso anno, aveva toccato vette simili, ma era ampiamente rientrata con la cessione di Pogba al Manchester United per 105 milioni.

I cinesi del Milan, invece, stanno investendo praticamente senza vendere, considerato che le cessioni previste finiranno per portare in cassa non più di 30 milioni di euro. Cose, semplicemente, da primo Milan di Berlusconi, capace di rivoluzionare i rapporti di forza del calcio europeo con gli acquisti di Van Basten e Gullit nella sola estate del 1987.

La svolta, però, in verità, era arrivata dodici mesi prima: allora come oggi, tra l’altro, con un “ratto” alla Juventus. Nel 1986 il passaggio dall’Atalanta al Milan di Donadoni, già promesso ai bianconeri, lanciò nel mondo del pallone italiano il segnale che i rossoneri potevano contrastare lo strapotere bianconero di quel decennio. Nel 2017, l’acquisto di Bonucci avrà lo stesso effetto?

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